LA TANICA DI BENZINA DI PISA

I miei figli ne sono sempre stati consapevoli. Se fossero andati a una manifestazione non autorizzata e avessero provato a forzare i blocchi delle forze dell’ordine beccandosi qualche manganellata o un fermo di polizia avrebbero nell’ordine: 1. Ricevuto da noi genitori tutte le cure e l’assistenza necessaria 2. Una successiva serie infinita di pedate nel culo date a calcagni alterni dalla madre prima e dal padre poi.

Alle manifestazioni non autorizzate sono di certo andati, hanno sicuramente sfidato le forze dell’ordine, ma hanno avuto suerte. Mucha suerte. Non tanto perché non le hanno prese dalla celere, ma perché non le hanno prese da noi. 

Ho fatto ordine pubblico per un solo anno, molti anni fa. Avevo vent’anni e alcune cose sulle dinamiche degli eventi pubblici le ho imparate. Una su tutte. Le manifestazioni, soprattutto quelle giovanili, sono corpi vivi e imprevedibili, esuberanti e pregne di fervido antagonismo, che si confrontano con poliziotti o carabinieri che nella quasi totalità dei casi vorrebbero essere altrove anziché lì. Spesso stanchi, con un mutuo da pagare, relazioni affettive caduche, la rata dell’auto saltata, un genitore anziano da accudire, uno stipendio da 1400 euro al mese, il figlio (quando c’è) che non trova lavoro. La vita grama della ex piccola classe media.

In questo contesto, paragonabile a una tanica di benzina circondata da tabagisti, le possibilità che qualcosa vada storto sono altissime. Come venerdì scorso a Pisa.

Basta uno studente che non vede l’ora di dimostrare alla sua tipa che davvero per lui All Cops Are Bastards e “adesso te lo dimostro”, o che a un celerino risulti a un certo punto insopportabile che si metta oltremodo in dubbio l’onorabilità della propria madre. È così che il mozzicone cade nella tanica. E poi sono uccelli per diabetici.

Visto che questo accade, i miei figli già al tempo del liceo sapevano che le manifestazioni alle quali partecipare erano solo quelle che organizzatori e prefettura mettevano a punto insieme, stabilendo tempi e percorsi. Non perché viviamo in una feroce dittatura, ma perché i tram vanno deviati, i commercianti avvisati etc. etc.

Le scene di Pisa sono forti, sicuramente mettono una gran tristezza, ma non è successo perchè i poliziotti sono tutti fascisti e i manifestanti dei discepoli di Gandhi tratti in inganno. I manganelli non sono partiti aggratis. Non dovevano partire? Ovvio che non sarebbero dovuti e non dovrebbero, però partono. Da decenni.

Per approfondire queste dinamiche c’è addirittura una data d’inizio (1 marzo 1968) e un luogo: Roma, Valle Giulia e c’è anche uno spartiacque: il G8 di Genova. 

Dopo i fatti di Valle Giulia, Pierpaolo Pasolini scrisse un pezzo che fece storia e dopo la follia (grazie a dio unica) di Genova l’ordine pubblico ha cambiato volto. E ci mancava pure.

Rimane un elemento: le regole. Quelle alla base della convivenza civile, regole da rispettare che valgono per tutti.

Se si vuole, la tanica di benzina si può allontanare dalla convention di tabagisti con relativa facilità.

La foto è di Rafael Maraschin. 

2 Comments on "LA TANICA DI BENZINA DI PISA"

  1. Alessandro Avoni | 25 Febbraio 2024 at 21:23 | Rispondi

    Ciao Sante – Amico Vero – non sai, per le esperienze che ci accomunano, quanto io abbia apprezzato questo tuo articolo.
    Chiederò a mio figlio studente universitario che proprio oggi è tornato nella sua blasonata Università di Pisa di leggerlo con attenzione.
    Gli chiederò anche di cercare – come suggerisci – quella poesia di Pierpaolo Pasolini che concludeva dicendo: “ai poliziotti si danno i fiori, amici”.
    A presto.

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