QUASI AUSINO

L’ultima volta che l’ho incrociato era il 9 marzo del 2017, al Cinema Massimo (e dove se non in un cinema?). Il Glocal Film Festival gli aveva dedicato una serata di tributo. Il suo “Torino violenta”, il film che lo ha reso immortale agli occhi di tutti i cinefili, aveva appena compiuto quarant’anni. Non potevo certo mancare. Con Carlo ho lavorato a lungo quando ero poco più che un dilettante allo sbaraglio e lui aveva già vissuto un paio di volte la vita che tutti i cineasti sognano. Eravamo in tanti. A fine serata, i saluti. Tutti verso il Re della Festa per un bacio, gli auguri, una stretta di mano (ci si poteva ancora stringere la mano), due parole veloci. Era reduce da un’operazione, era provato, ma a quella festa non avrebbe mancato per nulla al mondo. “Torino Violenta” e Carlo Ausino viaggiano in coppia o non viaggiano. Mi avvicino, saluto, ma non mi riconosce. Lo sguardo scava nei ricordi, ma invano. Lo aiuto. “Sono Sante“. Ha sorriso, e con una voce che ancora non era tornata la sua, ha solo detto: “Guarda chi c’è“.

Ieri Carlo Ausino è morto. A 83 anni, travolto dal tempo che passa e dal tempo che viviamo. Se sei fragile, e lui lo era, questo tempo non perdona.

Da ieri sera scavo in rete alla ricerca di sue tracce. Le trovo, le ritrovo e le riconosco quasi tutte. Quasi. Lavoravo in un centro di produzioni tv nel quale Carlo era quasi di casa. Quasi.

Sono ore nelle quali, finalmente, tutti coloro che amano il cinema si sono accorti di Carlo Ausino. Messinese sabaudo, professione: regista, ma anche direttore della fotografia, sceneggiatore, videomaker. La definizione che lo ha accompagnato è lo accompagnerà è “artigiano del cinema”. Già. Ricordo un pomeriggio nel quale nella sala di speakeraggio ha fatto il rumorista. Nel senso che “faceva i rumori” che poi in montaggio avrebbero composto la colonna audio. Ma stavano uscendo i primi CD con i rumori campionati, sintetizzati, digitalizzati, perfetti. E lui, artigiano, era solo quasi perfetto. Quasi. E poi un CD costa meno di un professionista, un CD costa quasi nulla. Quasi.

Carlo Ausino che per anni ho visto, ho ammirato e che più di una volta ho compatito, perchè il suo bellissimo cinema degli Anni Settanta era finito e soppiantato da una rivoluzione che ancora è in corso, rappresentava ai miei occhi un monito. La passione per il proprio lavoro, soprattutto se legato al mondo delle immagini, può darti tanto e prenderti tutto. O quasi tutto. Quasi.

Ha dovuto sempre lottare per dare ancora respiro al suo sogno. Come troppo spesso capita (capiterà anche a me, a voi che leggete?), nell’attimo esatto nel quale si è spenta la sua luce vitale, si è accesa la luce del ricordo collettivo, che profuma di polvere di stelle: “Ci ha lasciati l’ultimo artigiano del cinema“. Quasi bello. Quasi.

Mi chiedo e vi chiedo: perchè in vita non lo abbiamo riconosciuto per quello che era? Perchè non siamo riusciti a imparare di più da lui, a dargli più credito, a capire prima e non dopo, chi era davvero Carlo Ausino? È così che funziona?

Ci sono due motivi per i quali vorrei essere come Carlo Ausino. Uno è la sua capacità di sognare sempre senza mollare di un centimetro, l’altro lo tengo per me.

Essere come Carlo Ausino. Sarebbe quasi un successo. Quasi.

 

2 Comments on "QUASI AUSINO"

  1. Antonella Taggiasco | 24 Novembre 2020 at 9:15 | Rispondi

    Gli abbiamo voluto bene… e tanto basta. Dopotutto nessuno è profeta in patria!

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