FEDEZ. LA LEZIONE CHE HO IMPARATO

Non avevo mai visto Belve e non avevo mai ascoltato Fedez parlare di sé. Dopo l’intervista fatta un mese fa da Fabio Fazio a Chiara Ferragni, avevo bisogno di chiudere il cerchio. Dal pandoro di Balocco alla crisi dei Ferragnez.

Di quel dialogo sul Nove avevo già scritto qui.

L’altro ieri RaiPlay mi è venuta in soccorso ed ho potuto vedere l’intera intervista che il 9 aprile scorso Francesca Fagnani ha fatto a Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez. 56 minuti che ho apprezzato.

Si è parlato molto di denaro. Credo fosse inevitabile. Secondo Forbes il patrimonio di Fedez, classe 1989, sebbene sia la metà di quello attribuito alla moglie, ammonta a 20 milioni di euro. Nel 2007 era solo un rapper, oggi è un imprenditore musicale. Diamo atto all’evidenza dei numeri. 

Si è parlato anche di altro. Le interviste della Fagnani non hanno il tono rilassato e rilassante di Fazio. La compagna di Enrico Mentana è gentile, cortese, ma tira fendenti. É il marchio di fabbrica di Belve (l’ho letto in rete).

Il sentimento che mi ha accompagnato nel vedere Fedez infilzato come un novello san Sebastiano dalle domande della Fagnani, è stata la tenerezza. Mi aspettavo un giovanotto molto sicuro di sé, forte di un successo indiscutibile e di una ricchezza rassicurante, ho trovato un giovane padre separato che ha paura delle solitudine e che si trova improvvisamente a nuotare in acque sconosciute.

A differenza di Fedez i padri separati, nella gran parte dei casi, formano una categoria sociale a rischio povertà, travolta dal peso insostenibile dell’assegno di mantenimento. Facendo parte della categoria appena citata, la storia dell’ex rapper avrebbe potuto lasciarmi del tutto indifferente, se non addirittura ostile. Oggettivamente tra a me è lui i gradi di separazione sono ben più di 5.

Eppure. Fedez ha ripercorso la dipendenza, gli studi mai finiti, la scelta di fare il rapper, la voglia di farcela, il culo di avercela fatta, i soldi che arrivavano a palate, due genitori che ti fanno da corazzieri, la fama assoluta, la spocchia, l’amore, il matrimonio in diretta social, la paternità. Il paradiso in terra.

Poi, all’improvviso si materializza un tram a forma di pandoro che ti arriva dritto in faccia e che rimescola tutto. Un tram chiamato separazione.

Quel tram me lo ricordo bene. Tutti abbiamo il ricordo di quel tram che non abbiamo visto arrivare e che ci ha cambiato l’esistenza. Andrebbe messo nel curriculum, testimonia di che pasta siamo fatti.

Mi ha colpito l’umanissima fragilità con la quale Federico Leonardo Lucia ha raccontato del suo tram.

Non sono abbastanza dietrologo per credere che le lacrime fossero calcolate, le domande concordate, le reazioni misurate alla bisogna. La televisione può essere più vera della sua stessa rappresentazione. A volte. E questa volta, a me, ha dato la sensazione di avere un tasso di credibilità molto elevato.

La lezione che porto a casa è semplice.

Quando la tua famiglia va in frantumi, in frantumi ci vai anche tu. Dentro e fuori. Anche se hai un conto corrente che ti mette al riparo per generazioni. Non puoi più essere il padre di prima e quando ne hai contezza sono volatili per diabetici.

Non so se sono stato io a sentirmi come Fedez per 56 minuti o se è lui che si è accorto all’improvviso si essere come me. E di quelli come me. Auguri Federico, di cuore.

2 Comments on "FEDEZ. LA LEZIONE CHE HO IMPARATO"

  1. Grazie per il commento e la tua umanità

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