IL PROFESSOR BARBERO E IL GRANDE CAPO ESTIQAATSI

C’è un referendum costituzionale che ci chiamerà presto alle urne, ma il mio corazon rimane freddo. Molto. Per due motivi. Primo: l’estremo tecnicismo di una materia ostica come il regolamento delle carriere all’interno della magistratura e i loro organi di auto controllo. Secondo: la certezza che con Donald Trump alla Casa Bianca, da qui a marzo, avremo ben altro di cui preoccuparci, tipo la rottura del Patto Atlantico e l’invasione della Groenlandia, una guerra commerciale vera e magari anche l’implosione definitiva dell’ONU. Ho esagerato? Forse. O forse no.

Non me ne vogliano i due comitati referendari, ma ubi maior minor cessat.

Detto ciò, apprezzo molto l’alacre lavoro dei sostenitori del SÌ e del NO per spiegare la loro posizione in materia. Qui, sul sito Altalex, trovate una delle sintesi migliori in circolazione.

C’è un aspetto però che trovo intrigante e che si ripresenta ad ogni referendum: la sindrome dell’album delle figurine Panini.

Per chi voteranno i VIPS? Il Grande Capo Estiqaatsi, qualora interpellato, avrebbe molto da dire. Infatti, mentre avrebbe un peso reale sapere se (per esempio) il prof. Alessandro Barbero è a favore o contro una legge sul fine vita (che in questo Paese manca ed è una vergogna), non ha alcun peso reale sapere se il succitato medievista voterà a favore o contro la separazione delle carriere dei magistrati.

A quel punto meglio un parere di Chiara Ferragni che da due anni entra ed esce dalle aule di Tribunale e ha finito di fare a botte con la magistratura solo la settimana scorsa. Il suo sarà, per ovvi motivi, un parere più tecnico di quello del prof. Barbero.

Quest’ultimo, citato non a caso, ha pubblicato un video sui suoi profili social nel quale dice che voterà NO, spiegandone nel dettaglio le ragioni che (spoiler) sono legittimamente e prettamente politiche.

Tre secondi dopo la sua messa on line, il video è stato trionfalmente condiviso dai sostenitori del NO. “Anche il prof. Barbero voterà NO!”. Di nuovo, sentirei la necessità di un parere del Grande Capo Estiqaatsi.

A seguito della pubblicazione del video, sul sito dell’Huffington Post Italia è comparso un articolo, a firma di Stefano Esposito che si prende la briga di confutare, senza enfasi o ironie, le ragioni esposte dal professore torinese. L’articolo è questo.

Stefano Esposito non è un giurista, ma è un ex deputato, ex senatore, ex assessore alla mobilità del Comune di Roma (che gli è valso l’odio eterno dell’ATAC e dei suoi capataz), fervente SìTav (che gli è valso l’odio eterno e le minacce di morte da parte dell’ala più dura del movimento NoTAV).

Nel 2015 Esposito fa è stato tirato per i capelli all’interno di una inchiesta portata avanti dalla Procura di Torino. Non entro nel dettaglio (è una storia da brividi), ma dieci anni dopo è stato assolto. In Procura hanno preso fischi per fiaschi. Intanto però: carriera politica finita, vita privata triturata, danni economici rilevanti, reputazione calpestata. Per errore. Errore per il quale nessuno, in Procura, ha pagato pegno.

Se doveste essere messi di fronte a una domanda secca: “Ti fidi più del parere di un bravissimo medievista con il cuore che batte molto, ma molto a sinistra o di un ex parlamentare del PD massacrato senza motivo per dieci anni da qualche magistrato con il dente avvelenato?“, come reagireste? Essere molto a sinistra è romantico, ma non mi basta per comprendere la realtà. Preferisco misurarne gli effetti concreti sulla vita delle persone.

Su Spotify trovate un podcast appena uscito e prodotto da Chora News. Si tratta di uno spin off della serie “Vostro Onore” e si intona “Lo schianto”. È dedicato al dramma giudiziario che vide coinvolto Enzo Tortora nella prima metà degli anni ottanta. La voce narrante è di Luca Bizzarri.

Sono tre puntata da 50 minuti l’una. Se andrete a votare, prima ascoltate “Lo schianto“.

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