Ci siamo, manca poco. Vorrei davvero poter dire che sono interessato al referendum costituzionale che ci chiederà: Approvate il testo della legge di revisione degli art. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?
Cosa ti dovrei rispondere, caro il mio legislatore? Perché rivolgi tal quesito al sottoscritto, che non ho mai dovuto aprire un testo di diritto? Cosa vuoi che ne sappia delle carriere e delle funzioni dei magistrati, dei gip, dei gup e dei giudici che presiedono le corti dei tribunali?
Chiedi qualcosa di molto altro da me. Molto.
Il 22 e 23 marzo prossimi vorrei non andare a votare. O andare e votare scheda bianca. Queste due opzioni sono quelle che, lo confesso, mi affascinano di più, ma non essendo necessario il quorum sarebbe del tutto inutile. Anche solo a livello testimoniale. Quindi?
In questo ultimo mese, seppur con fatica e poco entusiasmo, ho provato a capirci qualcosa interpellando quel pezzo di mondo che mi circonda e che questo tema lo vive sulla propria pelle. È stato un bel viaggio, devo ammetterlo. Mi sono misurato con robe complesse delle quali comprendevo pochissimo (e che comunque per lo più mi sono restate oscure). Ho cercato di comprendere, grazie ai miei amici che vivono le aule di tribunale, le ragioni del SÌ e del NO.
Dopo avere ascoltato, fatto domande e avuto risposte sempre misurate e comprensibili, la mia reazione è stata sostanzialmente una: avete ragione. Hanno tutti ragione. Tutti. O quasi.
Veniamo al “quasi“. È importante. Uscendo dalla mia bolla privilegiata e osservando la campagna elettorale, ho (abbiamo) assistito a scene patetiche, ascoltato nefandezze di ogni sorta. Se vince il SÌ torna il fascismo e il governo assoggetterà la magistratura! (ma dai …). Se vince il NO salviamo la Costituzione! (sì certo, però nel 2018 abbiamo approvato il taglio di un terzo dei parlamentari cambiando tre articoli della Costituzione e fregandocene del principio cardine della rappresentanza politica, senza battere ciglio.).
Se avete la mia età vi ricorderete una pagina memorabile di Cuore, che spesso è la sintesi perfetta dello stato dell’arte. Quale pagina? Sì, QUELLA pagina.
Insomma andrò a votare e senza particolari certezze universali, voterò SÌ. Tanto vincerà il NO, nettamente. Pronostico: 56 a 44 per il NO con affluenza sotto il 50% (per il taglio dei parlamenti ci siamo fermati al 51% e io ovviamente ho perso essendo contrarissimo).
La ragione ultima che mi ha portato a questa scelta è stata prettamente politica (e storica). Politica, non ideologica. Ci tengo.
Spiego ai miei quattro lettori: quando ero giovane il mio partito, il PDS, poi DS, poi PD, ora boh, era favorevole alla separazione delle carriere. Lo era già quando era PCI. La ragione era ed è semplice: se sei di sinistra, stai dalla parte del più debole, cioè l’imputato. A lui devi garantire il giusto processo. Il potere dello Stato è soverchiante e può schiacciare chi non ha gli strumenti legali per difendersi e combattere alla pari con chi lo accusa. Mi sembra un buon principio, che condivido.
Se giudice e magistrato giocano nella stessa squadra (semplifico), per l’imputato può essere un problema. Se fanno vite diverse è invece possibile che la terzietà sia più garantita. Poi ci sono altre questioni, ma il nodo principale, mi pare di capire, è questo.
Quindi, riavvolgendo il nastro: quelli che ho sempre votato erano storicamente a favore della separazione delle carriere. E poi? Poi è arrivato Berlusconi Silvio e il banco è saltato. La magistratura andava difesa da un imputato potentissimo (politicamente e finanziariamente), che aveva più scheletri che armadi e che faceva il diavolo a quattro (ricorderete la triste stagione delle “leggi ad personam“). Però costui è morto tre anni fa. Possiamo passare oltre, o no?
Tra l’altro questo è il terzo referendum costituzionale sul quale, il partito che ho votato più a lungo in vita mia, cambia posizione. Lo fa questa volta (era per il SÌ e vota NO), lo ha fatto nel 2018 (era per il NO, ha votato SÌ) e lo ha fatto nel 2016 (era per il SÌ, ha votato NO. Quest’ultimo caso è più sfumato, è stata pura faida interna).
Credo comunque sia inutile girarci attorno e perdersi in analisi giuridiche: questo referendum vedrà moltissimi elettori scegliere su base ideologica, senza considerare il merito del quesito.
Se vincesse il SÌ è possibile che il Governo Meloni se ne attesti il risultato, quindi se non ti piace questo governo devi votare NO e pazienza se questa riforma avrebbe potuto avere un senso. Geniale.
Siamo messi così. Un Paese irriformabile, con una politica mediocre ed elettori spesso felici di farsi prendere per i fondelli. Forse un giorno questo andazzo finirà e la politica avrà il ruolo “alto” che merita, ma sono certo non vivrò abbastanza per vederlo.
Quello nella foto di copertina è il mitico Raymond Burr nei panni di Perry Mason.


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