L’OMBELICO

A Torino da qualche giorno, grazie a Marco Grimaldi deputato della XIX Legislatura e vice capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) alla Camera, tiene banco (poco) un dibattito (piccolo piccolo) sul costo che la collettività deve sostenere per mantenere un presidio di sicurezza davanti alla ex sede del centro sociale Askatasuna. La polemica arriva dopo gli ennesimi scontri del solito corteo per le solite ragioni. Qui potete trovare una cronaca degli eventi.

Grimaldi, eletto nella circoscrizione Piemonte 1 nell’ottobre del 2022 ha scritto sul suo profilo Facebook:

Da quattro mesi, ogni giorno decine di lavoratori in divisa in assetto antisommossa presidiano un posto vuoto. Un luogo che fino a poco tempo fa era pieno di persone, di momenti di socialità e comunità. E invece oggi è stato sgomberato e murato. Ora sembra davvero un posto occupato da forze che non lo vogliono restituire al quartiere. Si spendono migliaia di euro al giorno – quasi 3 milioni di Euro in poco più di tre mesi, stando a quanto dichiarato dai sindacati di polizia – per controllare che nessuno si avvicini a corso Regina 47. Lo si fa con grate, cemento e mezzi blindati che trasformano in check point gli angoli della nostra città, come è successo di nuovo ieri sera quando oltre 15 blindati e tre idranti hanno chiuso le strade di Vanchiglia, per “difendere” il vuoto da una street parade di giovanissimi. Davvero il mondo al contrario. (…) Ieri un corteo pacifico si è concluso con il solito bagno degli idranti che non hanno risparmiato nemmeno le persone uscite a guardare sui balconi. (…) Che pena, Piantedosi. Questa è la parodia della sicurezza, pagata con soldi pubblici. Quello spazio va riaperto al più presto, Torino e Vanchiglia non meritano di continuare ad essere usate come palcoscenico per lo show repressivo della destra.”

Al di là della retorica (e di alcuni elementi anche condivisibili), mi colpisce la definizione di “lavoratori in divisa” data ai poliziotti (quasi una rimembranza quasi pasoliniana) e la ripresa del “mondo al contrario” brand consolidato del Generalissimo Vannacci.

UNA CONSIDERAZIONE

Le parole dell’onorevole mi spingono ad una considerazione (che faccio prima di tutto a me stesso, sia chiaro). Devo constatate che mentre a Grimaldi e ai consiglieri comunali di AVS il destino di Askatasuna e di chi lo vive e sostiene interessa molto, a me non interessa affatto.

Provo a spiegarmi: trovo i militanti di Aska e il mondo che li frequenta, appoggia, asseconda, difende, poco interessanti (in senso etimologico). In loro non vedo nulla che mi affascini, mi interroghi, mi porti a fare riflessioni più ampie. Askatasuna porta avanti la solita protesta di matrice post-proto-neo comunista, che ruota attorno all’università, ai licei e ai figli della buona borghesia progressista. Figli che si spostano politicamente molto più a sinistra rispetto al genitore 1 e al genitore 2 (che ovviamente si dichiarano progressisti).

Sì certo, poi c’è la TAV, la Palestina, la Meloni, la NATO, gli USA, a fare da benzina per il motore. Ma insomma: tutto già visto più volte negli ultimi sessant’anni.

GLI ALTRI

Ad intrigarmi invece (e molto) sono i giovani delle periferie torinesi. Che nessuno si fila. Parliamo dei figli e dei nipoti dell’immigrazione degli ultimi decenni, che sono sempre di più numerosi (ormai il 10-12% dei torinesi ha radici fuori dalla UE), ma ai quali manca quasi del tutto la rappresentanza politica.

Eppure esistono, eccome se esistono (e vivono in tutte quelle zone della città dove costa meno tirare a campare). Studiano, lavorano, fanno impresa, si sposano, fanno figli, animano interi quartieri. Arrivano per lo più da Marocco, Cina, Perù, Nigeria, Egitto,Filippine. In questo computo non ci sono più i quasi 50 mila rumeni che vivono a Torino, perchè la Romania dal 2007 è nell’area Schengen.

Un minore su 4 a Torino ha la cittadinanza straniera. In Italia, ricordiamolo, vige ancora lo ius sanguinis. Roba medievale, una vergogna insopportabile che meriterebbe un’attenzione che non ha. Non è un caso, ovviamente. La politica (anche quella di sinistra) sa che il tema non porta consenso, lo toglie.

A questo 25% bisogna aggiungere quei minori “stranieri” che cittadini italiani lo sono già diventati (circa 20 mila). Numeri davvero significativi per una città che conta 862.885 mila abitanti.

IL VOTO

Non si può dimenticare, infine, l’elemento dirimente: solo se hai la cittadinanza italiana voti. Conti. Sei interessante per la politica e per i partiti.

Arrivo quindi al punto: il futuro di Torino non passa da corso Regina Margherita 47, ma dalle periferie e dai quartieri che vedono le comunità straniere più presenti. Si tratta di una questione demografica, numerica. E sociale. Quando e se questi nuovi cittadini si stuferanno di non essere considerati dalla politica, potremmo assistere davvero a qualcosa di nuovo. Potrebbe essere un cambiamento radicale.

Per essere più chiaro vi invito a seguire i profili social delle Veiled Spies. Date uno sguardo e capirete immediatamente perchè il tema mi affascina e interroga.

In consiglio comunale, ad oggi, siede un solo consigliere di origine straniera: Abdullahi Ahmed. È stato il Partito Democratico a candidarlo. Si sta impegnando “pancia a terra” sui temi legati all’immigrazione e all’integrazione, è attivissimo, lavora molto bene, ma è solo.

Tra un anno si tornerà alle urne per eleggere un nuovo sindaco o rieleggere l’attuale. In palio ci saranno anche 38 scranni da consiglere. Mi aspetto che Abdullahi venga ricandidato e rieletto, mi aspetto che non sia più l’unico cittadino o cittadina di origine extracomunitaria a sedere in Sala Rossa. Però so anche che fino a quando la politica non alzerà gli occhi dal proprio ombelico, immaginare che questo possa accadere è un vero e proprio azzardo.

PS I dati li ho trovati in rete, elaborati con Perplexity e confrontati con Google. Forse ci sono alcuni errori, ma le proporzioni, i termini di grandezza sono corretti. La foto l’ho scavata in rete.

2 Comments on "L’OMBELICO"

  1. Mi pare una bella riflessione che non toglie nulla a nessuno

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