IL SALTO DI SPECIE – Italia Rossa giorno 37

Il Piccolo Delatore ha fatto il salto di specie ed è diventato grande.

Da questa mattina è una delle notizie del giorno, ma io me l’ero persa (sto di nuovo tornando a ignorare alcune fonti di informazione). In sintesi: un elicottero della Guardia di Finanza (quindi un nostro elicottero), con a bordo una troupe Mediaset (azienda privata) mandata dalla redazione di “Pomeriggio Cinque”, condotta dalla celebre Barbara d’Urso (da ieri, ad honorem, voce ufficiale della Delazione Nazionale) ha dato la caccia (in senso quasi letterale), su una spiaggia veneta deserta, a un tapino che stava passeggiando solitario e sulle cui ragioni della passeggiata (ancora) ignoriamo tutto. Per quanto ne sappiamo poteva essere un accumulatore di false autocertificazioni, uno avezzo al disprezzo delle regole comuni o, più semplicemente, uno (per la precisione un essere umano) che stava facendo fatica a rimanere a casa in un giorno che è sempre stato di Festa (Pasquetta). A me nei giorni di festa comandata, da qualche anno, per esempio, succede quasi sempre: ansia che sfiora la crisi di panico. Tra quattro mura non si gestisce benissimo.

Cercate in rete quei due minuti di televisione. Non è spazzatura, è oltre.

Torniamo al punto. Il Piccolo Delatore, da cinque settimane, si esercita quotidianamente nella caccia all’untore, a colui che non si attiene alle norme della distanza sociale (che ricordiamolo sono grossomodo: un metro dal tuo interlocutore, mascherina, magari guanti, nessun tipo di assembramento). All’inizio della Grande Paura era comprensibile: era la prima risposta emergenziale, la prima immediata necessaria cosa da fare. Dovevamo separarci subito. All’inizio, il Piccolo Delatore era quasi giustificato, ma oggi no, non più.

Il distanziamento sociale, questo dovrebbe esserci chiaro, non è la cura (lo saranno il vaccino o l’immunità di gregge, null’altro). La distanza è solo lo strumento per rallentare il contagio. Funziona bene, ma visti i dati, non funziona benissimo. E non sta funzionando non perchè c’è uno che cammina in spiaggia a Spotorno, ma perchè negli ospedali e nelle case di riposo non si riesce ancora a tenere del tutto a bada questo maledetto Covid19, perchè i protocolli sanitari evidenziano lacune grandi come i buchi dell’emmental. Fate due parole con un medico di base e ne scoprirete delle belle. Io l’ho fatto.

Nelle Procure di mezza Italia si sono già messi in moto.

Ma ormai il salto di specie è stato fatto. Il Piccolo Delatore che affacciato alla finestra controlla il territorio e chiama le forze dell’ordine quando la sua sensibilità è turbata, è diventato target per la televisione ed ha trovato la sua tribuna e la sua sacerdotessa: Barbara D’Urso, 62 anni portati splendidamente.

Vent’anni fa, il grande Ridley Scott, ha raccontato, in un film iperadrenalinico (Black Hawk Down), una terribile mattanza avvenuta in territorio somalo nel 1993. Vinse due Oscar.

I guerriglieri somali (tutto, meno che stinchi di santo) venivano in qualche modo controllati dall’alto dai potenti Black Hawk statunitensi. Poi, un giorno, grazie a qualche scaltro trafficante d’armi, le bande armate dei Signori della Guerra locali, hanno scoperto il modo per abbattere con facilità quegli elicotteri. Bastavano tre lettere: R.P.G. (Ruchnoy Protivotankovyj Granatomjot). Un lanciagranate anticarro. Russo.

Lo so, l’iperbole è troppo iperbolica. Ma cosa c’è di più odioso, che fare della Caccia all’Uomo uno sport nazionale legittimo a tal punto da diventare giustificabile da un palinsesto tv, dagli ascolti e dal “comune sentire”?

Una volta li chiamavano Pogrom. Altra iperbole eccessiva? Pazienza.

 

 

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