LA CRISI CHE CI SPAVENTA – Italia Rossa giorno 48

Giovanni Fracasso è un imprenditore con un curriculum lungo così. Se volete, potete leggerlo qui. Siamo coetanei, ci conosciamo da tempo, ci stimiamo assai e a volte ci messaggiamo su whatsapp in ore da amanti sotto copertura. In comune abbiamo un sincero amore per la storia contemporanea, un’evidente predilezione per il buon cibo e un’inossidabile fede nel Vate di Setubal (se vi state interrogando dubbiosi, vi banno ad aeternum).

Dati i tempi e dato che dopo la crisi sanitaria faremo i conti con una crisi economica dai contorni globali e conseguenze ignote, ho chiesto a Giovanni un parere. Quello che segue è quanto ci siamo scritti.

Ve ne consiglio la lettura. Con il massimo rispetto per le agenzie di rating e la BCE, dà uno spaccato piuttosto chiaro su quanto ci aspetta.

Caro Giovanni, data la tua consolidata esperienza, quanto può reggere una piccola o media azienda a un lockdown di due mesi? 

Dipende dai settori di attività: in quelli che vivono di liquidità giornaliera, come la stragrande maggioranza degli esercenti, due mesi di lockdown possono essere letali. Devi pagare affitto, merci che hai già acquistato, bollette, mutui, dipendenti che non possono produrre. E te stesso. Le imposte non te le hanno cancellate, ma solo rinviate, e magari non te la cavavi benissimo già prima.

E pensi anche alle aziende che stanno a monte della tua filiera, che non riuscirai a pagare perché non vendi o non incassi, e prima o poi andranno in difficoltà anche loro. Da inizio anno in Piemonte già più di 10.500 ragioni sociali hanno chiuso.

Cosa costringere alla chiusura? 

Tre cose:

1. Liquidità, liquidità, liquidità. Solo in Piemonte i fatturati del primo trimestre sono crollati di un terzo rispetto all’anno scorso, ed il lockdown è iniziato a marzo. O hai molto denaro in cassa o non sopravvivi ad una simile contrazione.

2. Debiti&tasse, un mix esplosivo. Se per mettere liquidi in cassa ti indebiti, cosa che sembra l’unica via finora indicata dal Governo, quei debiti dovrai ripagarli. A caro prezzo, perché la garanzia statale, non si dice, ma costa anche il 2%. E tu i debiti non li hai fatti per investire, cioè per aumentare la produttività, o realizzare nuovi prodotti, li hai fatti solo per restare vivo e tentare di cavalcare l’onda (e pagare le tasse). Quando e se potrai ripartire sarai indebitato come non mai e se sarai molto fortunato i tuoi margini saranno rimasti uguali a prima, col risultato che quei debiti saranno difficilissimi da onorare. Taglierai costi, dovrai licenziare, riuscirai a stare in piedi? Non lo so. E, ripeto, si tratta di un caso fortunato, perché se come è probabilissimo i tuoi margini scenderanno, non ce la farai. E se non ce la farai lo Stato dovrà coprire buona parte del tuo debito. Una bomba ad orologeria ormai innescata per tutti noi.

3. Burocrazia, la casa che rende folli come nel film di Asterix. Facciamo un esempio, il mio: se per la moratoria di tre mesi sui mutui in essere, un istituto bancario impiega 19 giorni (giuro!) solo per redigere la modulistica, che poi l’imprenditore dovrà compilare, inviare alla Banca, farsi approvare, quando i nostri competitor tedeschi, a semplice richiesta via PEC (giuro di nuovo!!!) ottengono da 5.000 a 50.000 euro al mese a fondo perduto dal Laender per mantenere i livelli occupazionali, capisci che contro di loro non ce la farai mai.

La tua realtà imprenditoriale come ne sta uscendo? 

Non ne sta ancora uscendo, ci stiamo navigando. Un po’ a vista, ma fortunatamente abbiamo commesse con clienti importanti che per ora ci garantiscono lavoro. 

Stiamo elaborando prodotti e soluzioni a supporto della ripartenza, sistemi che aiutino imprese ed enti a gestire ambienti e situazioni, responsabilizzando lavoratori e cittadini, senza intenti sanzionatori, ma formando le persone e stimolando le coscienze.

I tuoi amici imprenditori che segnali ti danno? 

Segnali di grande preoccupazione, ma anche di grande vitalità. Da un lato ci si sente in gabbia, impotenti, frustrati. Dall’altro ci sono quelli che, ad esempio, hanno riconvertito parte delle linee, producendo mascherine, DPI, Gel igienizzante.

Su tutto, il fastidio per una burocrazia ottusa che da’ il peggio di sé, ma anche il plauso e l’ammirazione per il personale sanitario, la speranza in un momento di cambiamento ed opportunità nuove. 

Che futuro ti stai preparando ad affrontare? Cosa farai?

Il futuro di sempre, un futuro incerto. Da quando ho abbandonato la mia carriera da dirigente per diventare imprenditore sono abituato a convivere con l’incertezza. A fare piani che regolarmente vengono smentiti dalla realtà, a volte in peggio, a volte in meglio. A costringermi ad uscir fuori dalla mia Comfort Zone. Si chiama Toyota Kata, ed è un metodo, uno stile di lavoro e di vita che ti dice di identificare una meta e fare piccoli passi ogni giorno, verificando ogni volta i progressi ottenuti. Plan. Do. Check. Act. Pianifica. Esegui. Verifica. Agisci.

Farò così anche questa volta.

In culo alla balena Giò. Da San Siro (ovviamente) è tutto. Linea allo studio.

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