NIGEREIDE 5 – Ak 47

A picture taken on April 26, 2015 in Paris shows a kalashnikov AK-47 gun. AFP PHOTO / LIONEL BONAVENTURE (Photo credit should read LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)

Giovedì 24 gennaio 2019

Dopo un giorno a Zinder e un nuovo viaggio della speranza siamo tornati alla base. Per consolarci ci siamo concessi una serata mondana e a cena, ho visto il mio secondo Ak47 in terra nigerina. Il primo l’ho notato al casello di Niamey, ma non incuteva timore. Questo sì. Il Kalshnikov, va ricordato, sta al sud del mondo come i muscoli a Hulk.

Siamo andati a mangiare nell’unico ristorante italiano esistente a Niamey (sì, a Niamey c’è un ristorante italiano), che però ha un nome francese,“Le Pilier”. C’era una sorta di rimpatriata tra cooperanti del Bel Paese che lavorano qui. “Le Pilier” è il ristorante più buono (e caro) della capitale.

Ai tavoli c’erano solo facce bianche come le nostre o facce nere dell’alta borghesia locale. Insomma mi trovavo in compagnia degli obiettivi classici di un ultras di Allah con del C4 in eccesso da smaltire.

Non ero l’unico a pensarlo, perchè all’ingresso c’era un corposo metal detector funzionante, polizia di stato, sicurezza privata e, appunto, un omaccione con occhio vigile armato con un rassicurante Ak47 pronto all’uso. È l’arma leggera perfetta: non si inceppa mai, nemmeno se lo riempi con la sabbia del deserto (e per fortuna, aggiungerei, visto che qui c’è solo sabbia).

Il locale, di proprietà di un italiano con il senso degli affari, era piuttosto carino persino per gli standard nostrani, immaginatevi per quelli nigerini. I tavoli con le tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi con il sotto tovaglia verde, strappavano lacrime di nostalgia. Li guardavi e sentivi l’inno di Mameli in sottofondo. La Litlle Italy della Big Apple ha fatto scuola anche in terra d’Africa.

Pino, ha ordinato carpaccio di pesce e pizza con le olive, Marta i ravioli al sugo. Come a Trastevere, ma senza il Tevere, Roma e l’Italia. Per quanto mi riguardava ho virato su un filetto di mucca alle mandorle molto al sangue. Buono da paura. Non me la sono sentita di ordinare la cucina di mammà. Non in Niger.

Tra la comanda e l’arrivo dei piatti, sappiatelo se mai doveste capitare da queste parti, bisogna mettere in conto non meno di 40 minuti di attesa. Però c’è il wi fi gratis, ma solo per un’ora.

Mi chiedevo, mentre smanettavo sul mio iPhone, cosa pensassero di noi i camerieri, tutti giovani e evidentemente fuori contesto. Fossi stato il cuoco, una sputazzata sul filetto da servire a tutti stì neo colonialisti dalla pelle chiara l’avrei data. Ho sperato in un cuoco poco propenso a farsi paladino della legittime istanze africane.

Prima di andare a dormire ho cercato e trovato “Le Pilier” su TripAdvisor (lo giuro) e l’ho anche recensito. Il bello è che di recensioni ce ne sono parecchie, quasi fosse il Villa Crespi di Cannavacciuolo. Con una media di 4 stelle su 5. Mi sono allineato all’entusiasmo e recensito con dovizia di particolare, ma non ho fatto cenno alla presenza dell’Ak47 all’ingresso. Sembrava brutto.

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