Nostalgico Compagno

Secondo me, la figura del Nostalgico Compagno (cioè di colui che invocando la Rivoluzione Socialista canta Bella Ciao con la kefiah al collo e la maglietta con il faccione del Che in bella vista) meriterebbe un’ analisi sociologica approfondita. Non ne ho gli strumenti, purtroppo. Quindi evito.

Ma io voglio bene al Nostalgico Compagno. Senza ironia. Quindi, più prosaicamente provo a tracciarne un generico identikit.

Lo racconterei così: il Nostalgico Compagno è un idealista dagli alti principi che si è cristallizzato nel tempo. Per lui è sempre la Russia del 1917 o la Cuba del 1953. E poi: il padrone è cattivo, gli Stati Uniti sono imperialisti e gli israeliani sono oppressori. Lotta con energia e coerenza perché questi ideali si affermino, ma ad una e unica condizione: che si tratti di obiettivi irrealizzabili. Nè a medio, né a lungo termine.

La realtà ha categorie terrene. Gli ideali no. La realtà non è né solo bianca, né solo nera. E, quasi sempre, grigia.

Se vuoi la pace nel mondo non puoi credere nella rivoluzione (che è una guerra). Se non vuoi l’economia globale non puoi avere un iPhone in tasca. Se vuoi l’eguaglianza sociale non puoi aspettarti di essere un leader (o si è eguali o non lo si è). Se sei ateo non puoi idolatrare un Comandante.

Credo sia uno spreco. Di energie e di idee. Spesso di buone, buonissime idee.

Attendo con ansia il giorno in cui il Nostalgico Compagno sceglierà di assumersi la responsabilità di governare il paese nel quale vivo. Mediando tra i sogni irrealizzabili e la mia semplice quotidianità di figlio di genitori anziani, di padre separato di due figli adolescenti, di lavoratore precario.

La realtà purtroppo è grigia.

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