PORTA PALAZZO

Da Porta Palazzo mi separano sei fermate di tram, linea 16: dalla fine di corso Regina Margherita a Piazza della Repubblica. Mio padre quando arrivò a Torino nel 1955, uno dei primi posti nei quali appoggiò la sua valigia di cartone, era a due passi da Porta Palazzo. Con lui c’erano altre decine di migliaia di “napuli. Dopo 70 anni non è cambiato molto. Quella piazza è il termometro della trasformazione sociale della città, perché quasi tutti quelli che arrivano da fuori, approdano lì. Porta Palazzo è un porto sicuro, checchè ne pensi Salvini. Lì troverai quasi certamente un tuo connazionale, compaesano, parente che è arrivato prima di te e ti aiuterà a cercare casa, lavoro, dimensione.

Dobbiamo andare più spesso a Porta Palazzo”. Ce lo diciamo spesso. Il sottinteso è: “A fare la spesa”. Già, perché Porta Palazzo è il mercato alimentare all’aperto più grande d’Europa, incredibile a tal punto da essere un’attrazione turistica seconda solo al Museo Egizio. Porta Palazzo è di certo molto meno cool, per esempio, della Boqueria di Barcellona, ma è molto più vera.

Oggi siamo andati a fare la spesa a Porta Palazzo. Il viaggio sul 16 è il solito giro del mondo in un quarto d’ora, pieno di passeggeri multicolor con carrellino della spesa professionale. Noi eravamo attrezzati con solo una borsa di plastica un po’ più grande del normale. Indigeni dilettanti. Scendiamo tutti in Piazza Repubblica e ci disperdiamo tra le bancarelle del mercato all’aperto e nei due padiglioni coperti. Sì, ci sono anche quelli.

Nei primi dieci minuti ho provato a tenere il conto di quante lingue e dialetti non italiani riuscivo a intercettare. Mi sono arreso quasi subito, erano troppi e poi volevo concentrarmi su quegli angoli della mia città che non vivo a sufficienza.

Contadini della piana, mercatari maghrebini, predicatrici nigeriane, panettieri rumeni, fruttivendoli di Saluzzo, droghieri peruviani, pescivendoli siciliani, turisti francesi: tutto in pochi passi.

Poi c’è un altro aspetto, non secondario, che rende questo posto tanto originale, quanto importante: la qualità è alta, la varietà sconfinata e tutto costa incredibilmente poco. La frutta e la verdura a 0,99 euro al chilo erano solo un ricordo sbiadito, al limite del “ti ricordi quando … ?”. L’inflazione ha bussato anche a Porta Palazzo, è ovvio, ma nessuno ha aperto.

Per conoscere la natura di questo luogo unico nel suo genere vi consiglio due libri, scritti da altrettanti giovani scrittori torinesi: “L’assassino dei pupazzi” di Gioele Urso (che a Porta Palazzo vive) e “Porto Palazzo” di Amarilli Varesio (che a Porta Palazzo ha fatto l’artista di strada).

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