Il prossimo 11 agosto compirò sessant’anni. Guardarmi indietro fa una certa impressione. Sono successe molte cose e quelle buone, sulla bilancia che pesa tutto ciò che è stato, sono per mia fortuna assai più numerose di quelle meno buone. Sono stato un ragazzo fortunato e sono un uomo fortunato.
Ho trascorso la giornata di ieri in compagnia dei miei due figli. Ormai adulti. È stata una di quelle cose buone che sulla bilancia di cui sopra pesa parecchio.
L’essere diventato padre rimane la scelta migliore che abbia mai potuto immaginare. L’unica che mi definisce davvero. Non sono certo di essere stato quel padre che avrei voluto essere, ma è ai figli che tocca subire le fragilità dei propri genitori. Funziona così. Però ci ho provato e ancora ci provo. La maratona non la voglio per forza vincere, mi è sufficiente tagliare il traguardo sapendo che di più sarebbe stato per me quasi impossibile fare.
L’anno 58 appena trascorso è stato faticoso il giusto, sorprendente il giusto, sfidante il giusto, gioioso il giusto. Ma non è stato doloroso. Un privilegio. Il merito è del fato, certo, ma anche di chi mi è accanto nello scorrere del tempo quotidiano. Senza quella presenza composta di sentimenti veri non sarei l’uomo che oro sono.
L’anno 59 che è iniziato oggi mi incuriosisce moltissimo. Ho un traguardo importante da raggiungere, lo devo ai miei genitori. È una di quelle promesse mute che però esigono risposta e questi dodici mesi saranno cruciali.
Quindi. Carico di tutti i miei difetti, le fragilità e l’entusiasmo quasi adolescenziale con il quale da sempre osservo il tempo che ho davanti (quale e quanto esso sia), si cammina.
La strada è lì, le gambe le ho ancora buone.


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