L’ho recuperata ieri sera su RaiPlay. La puntata speciale che Alberto Angela ha dedicato a Torino proprio non potevo perdermela. “Stanotte a Torino“, andata in onda su Rai1 la sera di Natale, con il 21% di share, è stata la trasmissione più vista della giornata tv: 3 milioni e 140 mila spettatori.
Per Torino si è trattata di una bella vetrina in prima serata su quello che continua ad essere il canale tv più visto dagli italiani (ascolto medio sul giorno superiore al 18%).
Per quasi metà della mia esistenza mi sono occupato di produzioni tv (a un livello medio, sia chiaro), quindi ho osservato “Stanotte a Torino” più con l’occhio del tecnico che dello spettatore curioso. Per cui beccatevi la mia critica alla Aldo Grasso.
Parto da ciò che mi piaciuto: la fotografia. Con l’uso costante di drone, steadycam e carrello il movimento era costante. Le riprese fatte sempre in notturna, in una città deserta, erano davvero molto suggestive. Tutti coloro che hanno visto la trasmissione hanno sicuramente detto o pensato: “Il prossimo anno farò un weekend a Torino.”
Il quadro d’insieme è buono. Dire quasi tutto ciò che è utile per raccontare una città come Torino in poco più di due ore non era né facile, né scontato. Saltati a piè pari sia i luoghi comuni, che il refrain di “Torino città magica“. Ben fatto.
Cosa non mi ha convito: prima di tutto le scelte musicali. Fatte salve quelle tratte dal repertorio di Fred Buscaglione (mito assoluto), il brano dei Subsonica (nella cornice delle OGR) e il coro del Teatro Regio che chiude la trasmissione, i pezzi pop buttati lì più o meno a caso li ho trovati una clamorosa fesseria.
Le interviste agli ospiti (tutti scelti con criterio condivisibile, tranne il povero Jaen Alesi) sono state secondo me delle occasioni mancate. Qualcosa su Torino è emerso, sì, ma sono prevalse tante divagazioni poco funzionali al racconto. Quella ad Alex Del Piero, tra l’altro, è stata inspiegabilmente lunga.
La scrittura. L’ho sentita slegata (parlo di scrittura televisiva ovviamente), molto poco catching, come si dice oggi. Saltava come un vecchio 33 giri alle prese con una puntina impolverata.
La formula del Cicerone che cammina per le strade della città è televisivamente parlando vecchia come me. Vero che Alberto Angela funziona sempre, ma qualche sforzo creativo in fase di regia sarebbe stato gradito.
Fred Buscaglione, impersonato da Giancarlo Giannini, avrebbe dovuto essere il Virgilio di Dante-Angela. Non ha funzionato. Peccato perchè l’ideina, se lavorata meglio in fase di scrittura, avrebbe potuto alzare di molto il livello.
I Subsonica, se li inserisci, devi dargli la parola. Avrebbero potuto dire la loro su quanto abbia pesato la scena musicale torinese nella storia recente della città.
Detto ciò, i numeri sono numeri e io ho torto. L’Auditel serve anche a questo.
Per Torino è stato uno spottone importante, un tributo di Alberto Angela al padre Piero (al quale il Centro di Produzione Rai della città è dedicato) e un’occasione per costruire una narrazione post industriale di cui si ha gran bisogno.
Basta? Ovviamente no, però …


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