Il partito della Rifondazione Comunista nacque il 12 dicembre del 1991. Il PCI, nato da una scissione a sinistra del PSI nel 1922, si scindeva a sua volta 69 anni dopo. Rifondazione era l’ala dura e pura, si sentiva custode dell’ortodossia, che non si piegava alle sirene del neo liberismo.
Da lì a poco mi iscrissi al Partito Democratico della Sinistra, il PCI senza Rifondazione.
LO SCISSIONISMO
Da allora ad oggi sono successe molte cose a quel primo nucleo di compagni resistenti. Ho chiesto a ChatGPT di fare una sintesi, di darmi conto delle scissioni successive al 1991 e che hanno riguardato proprio Rifondazione. Mi ha risposto così: “Ottima domanda (dice sempre così, è insopportabile ndr). Risposta complessa. Quelle principali sono state quattro: nel 1998, nel 2006/7, nel 2007/8 e nel 2016.” Quelle principali.
Mentre l’atomo si scindeva il Partito Democratico della Sinistra è diventato Partito Democratico, dopo essere stato per un po’ il partito dei Democratici di Sinistra (la crisi d’identità nel campo progressista è un must).
Trentacinque anni dopo, i partiti che a vario titolo si definiscono comunisti o di ispirazione comunista e che sono eredi di quella primigenia scissione sono tanti. Se ne contano da 7 a 12. Il peso elettorale di questa galassia è, nel complesso, molto piccolo. Alleanza Verdi e Sinistra, la più solida formazione a sinistra del PD, alle elezioni politiche del 2022 ha raccolto il 3,6% dei consensi.
LA SCORCIATORIA
Per esistere (e resistere), soprattutto oggi che il voto è liquido (e gli elettori scappano), pare servano scorciatoie. Salvini Matteo, per esempio, quando ha puntato tutte le sue fiches sul Generale Vannacci ha rischiato l’osso del collo per dare fiato a una Lega ormai in evidente crisi di consensi. Una scelta che alle Europee ha pagato: mezzo milione di preferenze per l’ex militare della Folgore, sono proprio tante.
Anche AVS alle Europee ha puntato forte su Ilaria Salis, allora in catene (in senso letterale) in una prigione ungherese. Un successo elettorale molto oltre le attese: 180 mila preferenze e scarcerazione immediata.
Bonelli e Fratoianni, due nomi una segreteria, hanno capito che per dare futuro ad AVS serve continuare a surfare l’onda emotiva dei tempi. La scelta recente è caduta quindi su Francesca Albanese, paladina ONU della causa palestinese. Va alle feste di partito, in piazza, in tv. Una presenza rutilante, polemica, litigiosa, a volte arrogante (quindi perfetta per i social network), che ha scatenato molti entusiasmi sopiti. Sono pronto a scommettere due euro, che alle prossime politiche la vedremo in lista e farà il botto.
L’AGENDA
Personaggi come la Salis e l’Albanese, però, viaggiano in modo autonomo. Motu proprio. Succede quindi che alla fine siano loro a dettare l’agenda del partito e non viceversa, evidenziandone così la debolezza (del partito).
Prendete il caso odierno della candidata “napoletano-palestinese” Souzan Fatayer che, in corsa alle regionali della Campania con AVS, si scopre avere postato sui social roba che nemmeno Himmler nei momenti di massimo hype antisemita. Sulla carta, data la congiuntura, una candidata donna e palestinese è destinata a fare il pieno di voti e trascinare tutto il partito. Se però poi scopri che è quasi nazista, la faccenda diventa un boomerang potente. Di nuovo: se i candidati ti dettano l’agenda, finire all’angolo è un attimo.
Intendiamoci, questo quadretto non è una esclusiva dei due segretari gemelli, anzi. Vannacci docet. Però fa specie che un partito “duro e puro”, per tirare a campare, si trasformi in una realtà che deve barcamenarsi tra cronaca del TG e social network.
Non troppo tempo fa nelle liste dei partiti di sinistra c’erano i lavoratori e le lavoratrici, i corpi intermedi, quelli con le preferenze vere, i giovani che volevi si facessero le ossa, i leader. Poi c’erano gli amici, a volte non raccomandabili, certo. E anche qualche fenomeno da baraccone. Ma era la segreteria a decidere come vendere la propria pelle al mercato del consenso.
L’ONOREVOLE ALLA ZANZARA
Una nota a margine la merita la comparsata fatta un paio di settimane fa da Marco Grimaldi (deputato torinese di AVS) a La Zanzara, uno dei programmi radiofonici più seguiti dal pubblico che ama ravanare nel trash che più trash non si può. Un programma che ha, da tempo e stabilmente, ascolti altissimi a prezzo della perdita di ogni possibile inibizione lessicale e tematica. È stato penoso (per l’on.Grimaldi), ho retto pochi minuti. Mi capita di ascoltare La Zanzara quando sono in auto la sera. È un’esperienza. Solo che duellare con Cruciani & Parenzo, conduttori straordinari (va riconosciuto), è possibile solo se sei un Mario da Mantova (RIP).
Se la politica sembra diventata pura rappresentazione della realtà, estranea alla nostra vita quotidiana, se andare a votare è diventata una fatica, un motivo ci sarà. Il casting delle celebrità di giornata paga se devi fare una fiction su Rai1, non se devi amministrare pezzi della cosa pubblica.


Per favore non mi nominare la Salis..non merita neanche di essere citata,sia nel bene( quale?) sia nel male(!!!)
La Salis è per insopportabile politicamente, ma è stata oggetto di un abuso giuridico senza senso dal governo ungherese. Andava liberata.
Caro Sante, Condivido quello che scrivi, anche se temo che oramai tutti i partiti cavalchino l’onda dell’emotivita’ momentanea e che dí programmi reali non ce ne siano .
Siamo di fronte a una sconfitta esiziale della politica. Almeno per come l’abbiamo vissuta noi. Un po’ però è anche colpa nostra che abbiamo scelta la strada della semplificazione perenne. Grazie per leggere Vale 🙂